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Bestie da Soma Castel di Sangro
Bestie da soma

La passione per gli ultimi: i gioielli patiniani di Castel di Sangro

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Castel di Sangro (Aq), accoglie un vero e proprio diamante nell’ambito del patrimonio culturale abruzzese: la Pinacoteca Patiniana.

Ospitata nel nel piccolo antico palazzo signorile De Petra, la pinacoteca ospita le opere del sangritano Teofilo Patini (1840-1906), grande espressione del realismo italiano fra ottocento e novecento che dedicò molte sue opere agli “ultimi” del suo tempo e raggiunse l’apice della sua espressione artistica con “Vanga e Latte”, “L’erede” e “Bestie da soma”, la cosiddetta “Trilogia sociale” ed è proprio “Bestie da soma” la tela più significativa della Pinacoteca.

Bestie da soma, che porta la data del 1886, venne presentato per la prima volta al pubblico e alla critica all'Esposizione Nazionale di Venezia del 1887.

L'olio su tela fu definito da Primo Levi " un' opera che desta viva impressione tra gli artisti...  forti emozioni e un senso di profonda ammirazione che porta un'altra parola a favore di coloro lavorano e soffrono, un palpito all'umanità sofferente".

L'arte sociale di Teofilo Patini, letterato, filosofo e artista, fu la manifestazione più sublime della sua sensibilità nel rappresentare con commozione la misera vita dei contadini.

Il Patini ideò Bestie da soma a Castel di Sangro e nello stesso luogo probabilmente lo dipinse, ma il  paesaggio, che fa da sfondo alla scena è Roccapia poichè nei paesi del versante Peligno dell'Altopiano delle Cinque Miglia le donne che andavano a “legnare”, al fine di portare quanta più legna fosse possibile, aggiustavano il fascio sulla schiena e lo fermavano con delle corde intrecciate sotto le ascelle ed incrociate sul petto.

In Bestie da soma protagonista principale è la donna, soprattutto della donna madre: nel dipinto compaiono una vecchia, vinta dalla fatica, la quale, gettato il fascio di legna si è lasciata cadere, una ragazza che esprime nel volto un sentimento di ineluttabile rassegnazione e una donna ancora giovane, ma invecchiata dalle fatiche che, sfinita, ha poggiato il grosso ceppo che aveva sulle spalle, ma non può curvarsi né torcersi, perché aspetta un bambino, schiacciata fra il ceppo che la tira per le spalle e il grembo carico che la obbliga a star diritta.

Teofilo Patini nacque a Castel di Sangro in una famiglia molto agiata e ancora ragazzo si iscrisse all’Università di Napoli prima a Filosofia poi all’Accademia di Belle Arti. Fervente garibaldino, a soli vent’anni entrò, insieme ad Antonio Tripoti, nei “Cacciatori del Gran Sasso”, formazione voluta da Garibaldi con lo scopo di organizzare l’insurrezione in Abruzzo. Nel suo soggiorno a  Firenze (1868 – 1869) si avvicinò ai Macchiaioli e a Telemaco Signorini che lo avvicinarono al naturalismo contemporaneo. Soggiornò a Roma, dal 1870 al 1873 dove studiò i maggiori artisti del Seicento, da Caravaggio a Guido Reni.  Negli anni successivi al 1872, nonostante un forte problema alla vista dipinse La guardiana delle oche (1873), Case di campagna (1874), I notabili del mio paese (1878) e, fu proprio a causa del soggiorno nel suo paese natio che conobbe veramente la sua gente di cui aveva capito "troppe cose che si erano radicate nella sua coscienza" e gli impedivano di restare inerte dinanzi alla cruda realtà".

La prima opera rivelatrice di questa nuova poetica è Il ciabattino (Collezione d’Arte del Banco di Napoli), esposto nel 1873. Tra gli estimatori ebbe anche la famiglia reale. Infatti, nel 1895 Margherita ed Umberto di Savoia visitarono il suo studio a L’Aquila ed il principe Amedeo acquistò la tela raffigurante Salvator Rosa e la Compagnia della morte, mentre al Re d’Italia la Città fece dono de L’Allegoria dei tre Abruzzi

Per commissione ecclesiastica realizzò  i dipinti di San Demetrio ne’ Vestini, di Calascio, quelli del Santuario della Madonna della Libera a Pratola Peligna, del Duomo e di Santa Maria della Concezione a L’Aquila, Il Purgatorio o Redenzione, l’Angelo custode, San Carlo Borromeo fra gli appestati, l’Immacolata e Santi. Il 21 ottobre del 1906 gli fu conferita la cittadinanza onoraria di Castel di Sangro a cui aveva dedicato tele come "Scorci di Castel di Sangro, "Via Paradiso", "Angolo di Castel di Sangro", "Donna nel paese innevato" . Non fece mai ritorno al suo paese, la morte lo colse nel novembre del 1906. In occasione del centenario della morte le spoglie, a lungo sepolte nel cimitero di Napoli, nel settore riservato agli artisti, sono finalmente state traslate nella città natale per volontà dei suoi concittadini. Nella piazza a lui dedicata, sempre a Castel di Sangro, è collocato un monumento commemorativo, una scultura bronzea raffigurante l’artista, opera di Antonio D’Acchille.

L’attività pittorica di Patini, si svolse soprattutto tra Napoli, Castel di Sangro, L’Aquila. Frequentò importanti esponenti dell’ambiente intellettuale abruzzese, a cominciare da Antonio De Nino, Gabriele d’Annunzio a Francesco Paolo Tosti, a Michetti. Annoverato tra i primi pittori che si dedicarono alla cosiddetta pittura sociale dell’Ottocento italiano, è stato a lungo dimenticato dalla critica. Riscoperto e valorizzato nella seconda metà del Novecento è ora considerato uno dei protagonisti di un capitolo importante della Storia dell’Arte del nostro paese. 

L. Toppeta 11-02-2021

 

 

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