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Ateleta

Dove si trova: Ateleta (AQ), 760 metri slm, è un piccolo centro sulla sponda sinistra del fiume Sangro. E' il comune più meridionale della provincia aquilana. Il nome del paese, scelto da Gioacchino Murat che nel 1811 ne decretò la nascita, ha la particolarità, ritenuta di buon auspicio, di poter essere letto da sinistra a destra e viceversa e significa "senza imposte" e "franca e immune".

Perché visitarlo: l'abitato è adagiato su Colle Sisto, con esposizione a sud-est, soleggiato e riparato dai venti freddi dalla barriera montuosa formata dal Secine (m. 1883) e dall'Ellera (m. 1473). La montagna ateletese per antonomasia domina la vallata del fiume Sangro, dove si ritrovano centinaia di pescatori di trota. In un contesto naturalistico così suggestivo, formato da monti boscosi, spicca l'aspetto grazioso e pulito del borgo che dà al visitatore una sensazione di gradevolezza. Il comune ha due secoli di vita ed è stato completamente ricostruito dopo la seconda guerra mondiale. La vicinanza agli altipiani su cui sorgono i centri turistici di Roccaraso, Rivisondoli e Pescocostanzo, ha favorito negli ultimi anni una crescita turistica della cittadina, il cui territorio è compreso nel Parco Nazionale della Majella.

Cosa vedere:

  • Chiesa parrocchiale di San Gioacchino: trae origine da quella ottocentesca, distrutta durante il secondo conflitto mondiale. E' fortemente caratterizzata da alcuni elementi classicheggianti come la facciata simile ad un tempietto greco, la cornice in risalto del portale d’entrata, il lucernario, il timpano decorato a mosaico con uno sfondo oro. Il campanile a torre svetta imponente sul fianco sinistro della chiesa. Pregevoli i mosaici che adornano tutto l'interno a navata unica, con pilastri squadrati;

  • Monumento a Giacchino Murat: commemora il sovrano di Napoli per merito del quale gli antenati di Ateleta furono tolti dalla servitù ai baroni di Pescocostanzo e resi una comunità libera e civile;

  • Monumento ai caduti: opera di alto significato morale, civile per la collettività ateletese, in ricordo dei caduti della seconda guerra mondiale;

  • Museo della Civiltà Contadina: conserva la memoria degli antichi mestieri e degli arnesi di un tempo;

Cosa mangiare: gnocchetti di polenta con fagioli borlotti o cannellini, zuppa di frittelle in un buon brodo di gallina, pasta alla chitarra condita con sugo d'agnello, dove la pittra, la sfoglia di pasta, viene rullata con yu-laanar, il mattarello, sopra l'attrezzo chiamato chitarra. Tra i secondi le brasciole, polpette fritte e poi affogate in un sugo di pomodoro. Ottimi gli insaccati di maiale, eccellenti il tartufo scorsone estivo e tartufo bianco. Ma il piatto forte di questa zona è certamente l'agnello, cucinato specialmente alla brace sopra i tizzoni ardenti di legna di cerro e che in estate si celebra con una sagra. Le pizzelle, le pizze fritte con uvetta e scorza di limone o arancio, sono i dolci della tradizione.

Sito web 

Fa parte di: Parco nazionale della Majella 

(magda 30/04/2020)
foto: Mungany (pubblico dominio)

Provincia: L'Aquila

CAP: 67030

Prefisso: 0864

Altitudine: 760

POSIZIONE GEOGRAFICA

41.8538142, 14.1940962

In prevalenza bosco di querce secolari di notevole interesse. Facilmente accessibile attraverso la strada ed alcuni sentieri che si snodano all'interno dell'area boschiva. Presenza di flora di sottobosco spontanea: frutti di bosco, fragole, ribes e uva spina, accanto a sorgenti vive.