Descrizione
San Martino è sinonimo di abbondanza e generosità. La natura omaggia queste virtù nella piccola estate che ci riscalda prima del freddo invernale.
Ne è simbolo il mantello diviso in due dal Santo per farne dono a un infreddolito viandante che Dio premiò con una meravigliosa giornata di sole.
"Ce sta lu sande Martine" nel dialetto abruzzese significa che c'è abbondanza di qualsiasi cosa e l'ospite che giunge in una casa dove abbia luogo qualsiasi impresa o preparazione alimentare pronuncia con fare benedicente la frase "Sande Martine!"
Abbondante era il pranzo di San Martino, anche nei tempi antichi: non mancavano maccheroni sapientemente conditi, carne di maiale e il tacchino, dolci come la "Cicerchiata".
Era usanza spillare le botti nel giorno dedicato al Santo... A Lanciano (CH) così si recita: "N' zande Martine , si spìnele nove vote" (A San Martino si spilla il vino nove volte).
Alcune storie narrano che San Martino fosse un ubriacone che ogni sera rincasava ad ora tarda e privo di senno… ma in una notte di bufera, al suo rientro decise di passare la notte in una nicchia dietro la botte del vino in cantina per non dar disturbo alla moglie in procinto di partorire e, al mattino, lo trovarono privo di vita, dalla sua bocca era spuntata una vite che aveva fruttificato uva che diventava vino dentro la botte miracolosamente sempre piena. Un'altra storia narra che San Martino, in fuga dai nemici, si rifugiò da un contadino che lo nascose nelle botti vuote, ma egli fece zampillare tanto di quel vino da far ubriacare i nemici e scappare indisturbato
Nel giorno di San Martino si era tutti allegri ed era costume organizzare scherzi. A L'Aquila si organizzava quello dei "mucchjitti" . In un largo vassoio di legno, chiamato capistiéru, il capofamiglia nascondeva mucchietti di crusca, tanti quanti erano i componenti della famiglia, mettendo sotto ciascuno carbone o monete. Chi trovava monete riceveva applausi, chi trovava il carbone era preso in canzone.
A Casoli (CH) si festeggiava con il corteo de "le ciuocchele", vecchi barattoli di stagno e pietre, trascinate per le strade del borgo, accompagnato da musica folkloristica, vino novello e caldarroste.
A Roccaraso e Celano, in provincia di L'Aquila e Tossicìa (TE) si mettevano fagioli al posto del carbone e si nascondevano sotto le pizze di farina di granturco, cotte nel camino. Dopo otto giorni da San Martino, pretesto a una nuova allegria e a nuove sbornie era il giorno di San Martinello.
Il santo, costretto ad assistere all'adulterio commesso dalla sorella, protegge chi è costretto a sopportare i tradimenti, quindi è il protettore dei mariti infelici. Nella tradizione biblica le corna simboleggiano potenza, luce e aggressività. Un rito antico di liberazione che celebra la fecondità e attira il benessere e la fortuna per tutta la comunità che lo pratica: "A chi le té i le sà purtă Sànde Martine l’aiutarrà, ma a chi le té i nen le sà purtă, Sànde Martine ce pòzza pensă" (A chi sa di essere tradito e sa prenderla con coraggio va l'aiuto di San Martino, ma a chi è tradito e non sa come comportarsi possa San Martino aiutarlo).
A San Valentino in Abruzzo Citeriore (PE) si celebra ogni anno la "scampanacciata" in onore di San Martino. L'ultimo sposato riceve dal detentore dell’anno precedente la "relléquije" o "starnardo" che porterà in giro per il paese, accompagnato da una gran folla di gente proveniente anche dai paesi vicini. La scampanacciata di uso quasi generale nella festa di San Martino, sarebbe la personificazione anticipata dell'odierno carnevale, la cui morte si ricollega al sacrificio del "capro espiatorio", essere, animale o inanimato, che nelle religioni antiche veniva simbolicamente caricato delle colpe degli uomini perché la comunità ne fosse liberata.
La "congrega dei cornuti" organizza un carnascialesco corteo per le strade del paese. Partecipano i maschi del paese, soprattutto gli ammogliati, preceduti dall’ultimo sposato, che, muniti di campanacci, corna bovine e caprine, vecchi tamburi, padelle vanno in giro e strepitano innanzi alle case di coloro che in quella giornata fanno onore al patrono e portano in processione la "reliquia", (una esibizione allegorica del simbolo fallico) mentre cantano gli inni della "congrega".
Seguono gruppi di ragazzini questuanti, che segnalano il percorso con zucche svuotate a forma di teschio, con un lumino acceso all’interno. Conclude la serata il rituale ballo della "pupa", un fantoccio in cartapesta dalle accentuate forme femminili, munito di fuochi pirotecnici che scoppiano mentre danza, animata da un uomo posto nel suo interno, appositamente cavo. Gli uomini, poi, si riuniranno per "compagnie" presso le trattorie locali per mangiare il cibo tipico della festa, lo "spezzatino alla cornuta".
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